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#FranRisponde, prima parte.

Per quale motivo Matteo Renzi può fare il #matteorisponde ed io no?

Partiamo da un assunto fondamentale: Twitter è un pessimo posto per intavolare discussioni, almeno per 2 motivi:

1. 140 caratteri sono più che sufficienti per un troll per trascinarti in una spirale perversa di dimostrazioni non richieste e basate sul niente.
2. 140 caratteri sono insufficienti per innescare una risposta che, almeno io, possa ritenere un minimo dignitosa e rispettosa dell’intelligenza altrui (e mia).

Ecco perché, io, su Twitter, non menziono altri utenti. Ma leggo una discreta parte dei tweet a me rivolti: per questo motivo ho deciso di inaugurare qui sul blog una rubrica dedicata alle mention più strambe (o interessanti) che mi arrivano su Twitter. In questa prima puntata dedicherò buona parte delle ciarle alle menzioni “fotocopia” che spesso mi rivolgono, sul finale risponderò a qualche tweet strambo dandovi anche il nome dell’autore. Potreste arrivare a chiedervi se certa gente esiste sul serio.

Domanda tormentone 1 – Guardi troppa TV, ma non ce l’hai una vita?
Rassicuro i miei preoccupati lettori: ho una vita. Bella, ricca di interessi, piena di cose da fare. La verità è che a molti sfugge un particolare di non poca importanza: Twitter non dovrebbe richiedere sforzi particolari. Il tempo medio sprecato dal sottoscritto per partorire un tweet è misurato nell’ordine dei secondi: in più momenti della giornata leggo le notizie, butto giù un’idea, tweet. Idem per i programmi televisivi: scrivere un tweet su quanto sia assurdo o brutto un determinato programma non implica il guardarlo tutto. Spesso basta solo un po’ di sano zapping.
In conclusione, immagino coloro i quali mi pongono continuamente questa domanda come dei twittatori incapaci di partorire una qualsiasi idea buona se non nel giro di lunghissimi minuti. Vi voglio bene comunque, ma qualcuno doveva pur dirvelo.

Domanda tormentone 2 – Ma ti pagano per guardare certa robaccia in TV?
La risposta è sì e no. Come succede oramai per i fashion blogger o i tech blogger, molto spesso alcuni utenti di twitter vengono contattati dalle redazioni di vari programmi televisivi per twittare su un ben determinato programma. Quindi è successo che io sia stato pagato per guardare qualcosa in TV, ovviamente mettendo bene in chiaro il mio essere completamente libero nell’esprimere opinioni. (E ciò si evince chiaramente dal fatto che 99 tweet su 100 sono pedanti lamentele del sottoscritto).
Essendo però un grande cultore del trash televisivo, molto spesso guardo programmi spazzatura per il solo gusto di twittarci su, un po’ come te, mio caro saputello, quando pur essendo un milanista sfegatato sprechi il pomeriggio a guardare la partita dell’Albinoleffe o i vani tentativi della nazionale Kazaka di qualificarsi ai mondiali.
In aggiunta a ciò, insieme ad alcuni amici, faccio anche questo, ovviamente dietro compenso. Tutto chiaro, ora?

Domanda tormentone 3 – Ma perché non leggi un buon libro invece che guardare la TV?
Caro follower, esiste il tempo per leggere un buon libro ed esiste anche il tempo da dedicare alla TV. Ma sei sicuro di aver fatto un approfondito esame di coscienza in riferimento ai tuoi gusti letterari? Leggere un libro di Moccia, di Fabio Volo, di Barbara D’Urso o Checco Zalone è veramente un tempo qualitativamente superiore rispetto a quello passato a deridere in maniera cinica e distaccata il claudicante mondo dello show-biz?

Domanda tormentone 4 – Tutte quelle in cui mi si dà del “Lei”
Ho 30 anni, andateci piano.

Esauriti i fondamentali, passiamo alla top3 di questa settimana.

3a posizione@_unknownboy dice: “Una volta Fran Altomare mi seguiva” [plink]
Dopo averti fatto i complimenti, in seguito ai tuoi ironici, pertinenti e calzanti commenti durante alcune dirette televisive, mi sono reso conto che al di là di quei momenti non c’era molto altro da seguire.
Non ho apprezzato molto il mancato uso della mention, è giocare sporco: ma chi non gioca sporco al giorno d’oggi?

2a posizione – Forse (non) ricorderete Ana Laura Ribas, la valletta di Ok Il Prezzo È Giusto che non batte chiodo nel mondo dello spettacolo da circa una ventina d’anni. Dopo aver commentato la sua lite con Belen Rodriguez, mi ha detto che sono un fighetto intellettuale. Una cosa che potrei inserire nel curriculum, nell’area “capacità e competenze relazionali” come prova di immensa pazienza, dal momento che avrei potuto sbatterle in faccia il suo reale spessore artistico.

1a posizione – Infine, non posso fare altro che incoronare come regina della settimana la signora Shirley Zuffi che mi ha scritto “@FranAltomare troppo bravo caro i miei complimenti! tvb” [plink].

Cara Shirley, in questa gabbia di matti, credo di volerti bene un po’ anche io.

The Hashtag #FightShow

Io ed altri twitteri cialtroni ogni Mercoledì, alle 22:00, su La3, demoliamo i personaggi del mondo dello spettacolo. (Guardaci sul canale 134 del Digitale Terrestre, 153 di SKY ed in streaming su la3tv.it)

telecomandoio

La lunga coda (di paglia) di chi odia Twitter.

Ciao, mi chiamo Francesco, uso Twitter, e nonostante io non sia un personaggio del mondo dello spettacolo, uno sportivo, un giornalista o un brillante personaggio di fantasia vanto una folta platea composta da 32.401 followers. Uso Twitter per fare satira, gingillarmi col sarcasmo, demolire la TV e criticare ciò che proprio non mi va bene; solitamente se vedo o sento qualcosa che mi piace ci sono scarse probabilità che possa trasformarsi in un tweet.

Direi che come presentazione può bastare. Veniamo al dunque.

Caro giornalista 1.0 e carissimo giornalista 2.0, questa lettera è indirizzata a voi. Spero non ci sia bisogno di dirvi che non parlo alla totalità dei giornalisti: stigmatizzare una serie di comportamenti reiterati e fastidiosi non implica necessariamente prendersela con una categoria professionale. Tocca dirvelo, perché siete spesso campioni mondiali di opinabilità forzata e campioni olimpici di “far di tutta l’erba un fascio”.

Abbiamo già cercato di farvi capire che non esiste una rete maleducata, bensì esistono persone maleducate che utilizzano la rete in maniera distorta. Eppure siete abbastanza lenti nell’arrivarci, dal momento che utilizzate spesso espressioni quali “il popolo della rete” quando si parla di cyberbullismo mentre invece attingete avidamente e a piene mani, senza il dovuto riconoscimento agli autori, quando vengono pubblicati in rete contenuti di qualità.

Volevo dirvi che, come molti italiani in rete, ho seguito su Twitter e commentato il Festival di Sanremo utilizzando l’hashtag maldestramente promosso dalla Rai: #Sanremo2014. Prima o poi la Rai ci spiegherà come mai abbia deciso di promuovere in pompa magna un Festival “social” quando in realtà, durante la diretta, l’hashtag è stato presentato con una scarna lettura della Littizzetto di circa 15 secondi mentre il dopofestival andava addirittura in streaming nello stanzino delle scope del Teatro Ariston. Ma, forse, non lo sapremo mai. Torniamo a bomba.

Vi vedo in TV, sulle grandi testate online e cartacee e pure su Twitter: vi lamentate continuamente del fatto che in rete vengano postati o twittati “commenti al vetriolo”. Capisco la vostra rabbia. In realtà è come se vi stessimo rubando il giocattolo più bello che avete.

Prima del detonamento roboante della lunga coda di Twitter questa era una vostra prerogativa: gli articoli in cui scrivevate che i cantanti erano vestiti da paralume, la noia soporifera dei conduttori, la sconvolgente vacuità delle vallette, i testi da prima elementare delle canzoni di Povia, la voce da citofono di Giusy Ferreri, l’inutile esaltare un Cristiano De André come sensibile conoscitore dell’animo umano. Noi siamo i nuovi voi dal salotto di casa. E con le vostre critiche convergenti sul “popolo della rete” non fate altro che confermare una paura cane: l’aver perso completamente il controllo su come veicolare le opinioni del pubblico.

Ci chiamate “influencer”, ma in realtà stiamo giocando allo stesso gioco: demolire ciò che non ci piace. Solo che questa cosa non vi va proprio giù, probabilmente perché se fossimo partiti tutti da Twitter nello stesso momento vi ritrovereste ad arrancare.

Non voglio dilungarmi ulteriormente, volevo solo farvi capire che la vostra avversione nei confronti di chi fa dal salotto di casa quello che voi avete sempre fatto vi fa sembrare teneri e indifesi. Deponete le armi, non ne vale la pena.

Sinceramente,
@FranAltomare

 

Ogni mattina, un Fabio Fazio si sveglia e sa che dovrà correre per invitare a #Sanremo2014 qualcuno prima che muoia.

fran pills

Fran Pills [#QuestiSiamoNoi, purtroppo]

Ieri, su Canale5, in prima serata e per 4 interminabili ore, è andato in onda Questi Siamo Noi, programma generato e non creato dalla stessa sostanza di cui sono fatti i testi di Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo.

Vi risparmierò la solita diatriba tra l’acclamazione del pubblico e l’abbattimento incondizionato da parte della critica. Conoscete tutti come funziona. Ciò che sta sotto a programmi del genere è un qualcosa di molto profondo, preoccupante, se vogliamo. Non parlo di gusti musicali, quelli possono anche essere indiscutibili proprio perché strettamente personali… Parlo piuttosto di quanto sia facile accontentare un pubblico oramai abituato a creare, sbucciare, divorare e defecare idoli ben incartati e creati a tavolino.

La verità è che uscire dal degrado morale e culturale in cui ci siamo impantanati da una trentina d’anni a questa parte non ci interessa. Neanche un po’. Vogliamo semplicemente l’illusione di potercela fare e biascicarci, in uno stato comatoso, per poi lamentarci ogni volta ci farà comodo. Tutto ciò mentre il cantastorie di turno, in questo caso con quel piglio a cavallo tra il tamarro ed il cantante di piano bar, ci urla insistendo che mai, non dobbiamo mollare mai.

E andremo a dormire contenti, anche questa volta.

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Vanity Fran #1. [I am from Venus]

Il tempo scorre in modo diverso per uomini e donne, o almeno è diversamente percepito. Qualche esempio?

“Ti chiamo fra cinque minuti…”

Per la donna significa: – cinque minuti.
Per l’uomo significa: – dall’ora in su.
Nel tempo di attesa la donna si fa, nell’ordine, la paranoia del “non vuole sentirmi”, quella dello “starà al telefono con un’altra” e quella del “non chiamerà perchè prima l’ho disturbato”, per finire con quella del “non valgo un cazzo, non mi ama”. Ovviamente lo stress ansiogeno non le permette di formulare ipotesi verosimili, come “starà lavorando”, “magari gli scappava” o più semplicemente “ha una diversa concezione del tempo”.
(eccezione: i 5 minuti della donna possono protrarsi all’infinito quando si tratta di prepararsi per uscire.)

“ci sentiamo dopo”

per la donna: – se non chiama entro due ore è morto.
per l’uomo: – devo ricordarmi di chiamarla entro domani.
Ora. Qualcuno spieghi cos’è il “dopo”. Quantificatelo, stabilite un “dopo” inteso come misura standard, tipo il metro, ed esponetelo in qualche museo. Una stanza da cui si esce un “dopo”, per capire quanto sia. Così, senza problemi, si potrebbe anche dire “ti telefono dopo” o “ti telefono fra due dopo”. Uno li quantifica e magari si mette l’anima in pace, capendo dopo quale “dopo” è legittimo insultare l’altro.

“ci vediamo presto”

per lei: – dai 2 ai 7 giorni.
per lui: – dal mese e mezzo in su, e casualmente.
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