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Le pagelle del Coca-Cola Summer Festival. #dilloconunacanzone

Nonostante il Coca-Cola Summer Festival sia davvero ben impacchettato, la verità è che non saremo mai contenti. Almeno fino a quando non lo chiameranno Festivalbar o almeno fino a quando non restituiranno ad Alessia Marcuzzi quella sottile inesperienza che tanto ci piaceva.

Bando alle ciance nostalgiche, vediamo chi, in base al mio volubile ed insindacabile giudizio, esce realmente vincitore dalla manifestazione. Partiamo dai conduttori.

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Alessia Marcuzzi. Promossa a pieni voti. La verità è che potrebbe condurre qualsiasi cosa, inutile girarci intorno. Quel suo ticchettare euforico tra un’esibizione e l’altra ed il sapere esattamente quando fermarsi senza sfociare in inutili giri di parole, la consacra ufficialmente a volto giovane di Mediaset indipendentemente dalla sua età anagrafica. Se rimane tempo, datele un panino con la mortazza: la sua magrezza, oltre che ovvia invidia, inizia a destare preoccupazione. Voto: 9.

Rudy Zerbi. Probabilmente non sono ancora pronto a vederlo in giro senza la sua naturale estensione (scrivanie di varie dimensioni con annessi pulsanti e tablet per dispensare diabolici giudizi). Ma, nei momenti in cui si è reso protagonista, è riuscito a scalfire un bel po’ quell’immagine da “duro antipatico” alla quale ci ha abituato in passato. Dismessi i panni del giudice e del navigato conduttore radiofonico, mi sento di affermare che Rudy’s got talent anche in questa nuova dimensione televisiva. Voto: 8.

Il terzo conduttore. Quello lì. Quello che ogni tanto parlava e cercava di mettere su qualche siparietto con Alessia e Rudy. Ecco. Lui. Mi secca pure cercare il nome. Inutile e ridondante. Voto: 3.

Passiamo ai cantanti. In rigido e pedante ordine “Ambarabà ciccì coccò“.

Gigi D’Alessio. Dicono che oramai parlare di lui sia come sparare sulla croce rossa. Ma non ho mai amato questo modo di dire: la croce rossa aiuta i meno fortunati, mentre Gigi D’Alessio perseguita la qualunque. In un contesto così giovane, fresco e, volendo, innovativo è imbarazzante come uno che decide di andare ad un matrimonio in infradito e bermuda. Voto 2.

Dolcenera. Un disco che somiglia più ad un parto plurigemellare. Evidente lo sforzo, la ricerca maniacale del particolare, la volontà di uscire e fare il botto dopo qualche anno di silenzio. Già bello. Già vissuto. Inizia ufficialmente il suo periodo maturo. Voto 7,5.

Modà. Parliamo della prima causa di rotolamento selvaggio di gonadi giù dai nostri divani. Testi melliflui, insopportabile anche lo strimpellar che li accompagna. Hanno un loro pubblico, fedelissimo, numeroso e impazzito. Ma non mi sembra un buon motivo per dargli la sufficienza. Voto 4.

Emma Marrone. Continuo a chiedermi come lo stesso brano possa suscitare così tanto entusiasmo in casa nostra e guadagnarsi una posizione bassissima in classifica all’Eurovision Song Contest. Il punto forte di Emma (voce a parte, chiaro) resta l’autoironia, quello debole, purtroppo, la presenza scenica (risulta essere troppo “frenetica”, se vogliamo essere puntigliosi). Il bello è che lei sembra fottersene del mondo, e questo ci piace. Voto 7,5.

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Debora Iurato. Impacciata. Ma con l’ardore della neofita le si perdona questo ed altro. Il pubblico le vuole bene e lei sembra avere sempre quell’aria da “caduta dal pero”. In attesa di capire se c’è o ci fa, mi limito ad un giudizio asettico su come ha cantato. Voto 7.

Anna (Tatangelo). Si è messa in testa che da oggi dobbiamo chiamarla solo Anna. Questa svolta concettuale mi ha letteralmente sconvolto. Il suo brano, “Muchacha”, è brutto. Nonché imbarazzante. Così adorabilmente mediocre da renderlo passabile in radio dalle 15 alle 75 volte al giorno. Tenendo conto delle sue capacità vocali, mi turo il naso dandole un voto di tutto rispetto: 6.

Giusy Ferreri. Senza autotune non sei nessuno. Voto 5.

Valerio Scanu. Vi dirò, non è stato il più imbarazzante. Ma neanche il migliore. Non è stato il peggio vestito, ma neanche il meglio vestito. Ha cantato dal vivo, indiscutibili le sue doti canore, ma quella impostazione perfettina e l’esecuzione del brano completamente impersonale hanno giocato un ruolo determinante. La canzone, purtroppo, è quella che è. Voto: 6.

Arisa. Fran, ragiona. Devi giudicare un cantante dall’esibizione e non soltanto dal look. Devi giudicare un cantante dall’esibizione e non soltanto dal look. Devi giudicare un cantante dall’esibizione e non soltanto dal look. Devi giudicare un cantante dall’esibizione e non soltanto dal look. Devi giudicare un cantante dall’esibizione e non soltanto dal look. Ok, ci sono. Voto 8.

Marco Carta. Beh, prima o poi si rassegnerà da solo. Intanto si becca come voto un rotondo 3.

Rocco Hunt. Vorrei dirgli che coincide con la mia idea di imbarazzo e che se dovessi decidere chi buttare giù da una torre tra lui e Moreno vivrei intensi momenti di dissidio interiore. Vorrei anche dirgli, inoltre, che per fare denuncia sociale, nei testi, bisogna essere meno espliciti e più incisivi: altrimenti si riduce tutto ad uno slogan preconfezionato capace di far imbarazzare qualsiasi spettatore pensante. Voto 1.

Gianluca Grignani. Presentato in pompa magna, hanno cercato di illuderci parlando di grande ritorno. Il punto è che, uno che non c’è mai stato davvero, non può tornare. Voto 3,5.

Moreno Donadoni. Perché, poveretto, prima o poi dovrà pure capirlo che tutto questo gioco è una piramide. E pure ai tempi degli egizi c’era lo schiavo ritardato che, tra un pietrone da portare a spalla ed una sonora frustata, faceva il simpatico con gli amici schiavi ritardati e aveva un certo séguito. Di schiavi ritardati, appunto. Voto 0.

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Alessandra Amoroso. Mai una gioia come filosofia di vita. Ho chiesto ad alcuni amici ingegneri come sia possibile posizionare le labbra in quel modo senza perdere contro le leggi della fisica. Tornando a bomba, lei ama cantare questi dissidi, queste storie difficili, queste coppie con lui bastardo patentato e lei complessata livello studentessa di seconda media. Alla lunga possono seriamente stancare. Nonostante ciò, le canzoni di Alessandra si ascoltano, anche inconsapevolmente. Si insinuano in radio, in TV, al supermercato, nelle sale d’attesa. Dati presupposti e causa, e sforzandomi molto, visto che non rientra assolutamente tra le cantanti che ascolto volentieri, le tocca almeno un 7.

Dear Jack. Il più eclatante caso di sopravvalutazione mediatica dai tempi dei Jalisse. Usciti, fortunatamente, sconfitti da Amici, già cantano in playback davanti a folle di ragazzine infoiate. Privi di qualsivoglia spessore artistico, ce li ritroveremo per molti anni nella sabbia del costume. Voto 3. (Ma solo perché “più cancelli e più ti resta il segnoooooo” continua a trapanarmi le tempie da qualche settimana).

Noemi. La più spendibile all’interno di questo contesto ggiovane in riferimento a quello che è l’implacabile rapporto (età anagrafica/anni di carriera). Una delle voci più caratteristiche degli ultimi anni, anche se sempre e rigorosamente vestita di merda. Voto 8.

Emis Killa. Non riesco a farmelo piacere. Nonostante io abbia messo da parte tutta la mia avversione per il rap, lo trovo meno capace e meno incisivo rispetto ad alcuni suoi illustri colleghi. “Maracanà” è un bel pezzo, nonostante SKYmondiali sia riuscito a farcelo odiare. Nelle sue esibizioni dal vivo manca quel quid. Deve accontentarsi di un discreto 6,5.

Annalisa Scarrone. Ribadisco quanto scritto su Twitter. Una delle voci più interessanti dell’ultimo decennio di talent, personaggio complesso, non propriamente esuberante e nemmeno tanto simpatico. Durante le ciarle con Alessia Marcuzzi era in evidente stato confusionale determinato, suppongo, da un crescente imbarazzo. Ma canta bene. Perde almeno un punto e mezzo per il testo maldestramente offerto dai Modà. Voto 7,5.

Bianca Atzei. Chi?!

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Dieci cose che rendono il rapper Moreno odioso come un brufolo.

Perché l’odio è un sentimento corrosivo, ma è taaaanto liberatorio.

Voglio venirvi incontro, farvi risparmiare del tempo prezioso, e darvi dieci ottime critiche per rivalutare il ruolo sul pianeta terra del rapper Moreno. Le motivazioni non sono in ordine di preferenza, lascio quindi al lettore la capacità di discernere quali siano quelle più caratterizzanti.

1. Manca completamente di talento: non è intonato, non è dotato vocalmente, non scrive testi convincenti, ha la presenza scenica di un accendino scarico, tempi televisivi di un formichiere e i tempi comici di Nichi Vendola. In una sola parola: negato.

2. La sua mancanza di umiltà merita un punto dedicato. Questo suo sentirsi arrivato, dopo aver in curriculum solo la vittoria (immeritata) della scorsa edizione di Amici, lo rende così fastidioso da provocare dei veri e propri attacchi di rabbia convulsa.

3. Il suo modo di vivere i social. Sapete bene che Twitter e Facebook danno la possibilità a tutti di commentare eventi live con variabile veemenza, ma provate a scrivere qualcosa di vagamente negativo su di lui. Che ne so, twittate un “Moreno, scusami, secondo me hai inclinato troppo il collo prima del lancio del blocco pubblicitario delle 21:53. Tutto ok?”. Vi ritroverete drammaticamente bloccati dal signor Io Non Porto Rancore.

4. Non bisognerebbe mai far riferimento a difetti fisici o presunti tali. Ma quei baffetti posticci, presumibilmente ricalcati col rimmel, io li toglierei.

5. Può sembrarvi futile, ma non ha il minimo gusto nel vestire. Outfit che spaziano dallo “yo-yo, vengo dal ghetto, yo-yo” a mise perfette per leggere la preghiera dei fedeli durante una messa celebrata per il Family Day. Nessuna via di mezzo. La cosa bella è che riesce a non essere credibile qualsiasi sia l’abbigliamento scelto.

6. Cerca continuamente di sparare ben più lontano di quanto potrebbe. Il risultato è grottesco: non sembrerà mai un coraggioso artista disposto ad andare oltre i suoi limiti, vi sembrerà più un bulletto da sala giochi che dice di aver trovato prima degli altri la figurina di Balotelli.

7. Completamente incapace nel gestire ogni minima critica proveniente da qualcuno che abbia un minimo di competenza in più rispetto a lui. Ha una buona parola per tutti. Miguel Bosé è quindi un megalomane, Gabry Ponte un fanatico inconcludente, mentre il pubblico che lo fischia assume le fattezze di una massa indistinta di poveri scemi. La cosa sconvolgente è che Maria De Filippi avalli continuamente gli atteggiamenti spesso deliranti di uno scricciolo con manie di grandezza.

8. È infantile. Nell’esposizione delle sue idee, nelle sue reazioni, nella sua sfrontata ricerca del consenso. Spesso dà l’impressione di volersi alzare, rubare il microfono, e tornare a casa in lacrime.

9. Se non siete ancora convinti di quanto riportato nel punto precedente (8), vi agevolo questo contributo filmato: http://instagram.com/p/m-T7q0SdgN/

10. Confrontate Moreno con altri suoi ex colleghi “perdenti” nelle passate edizioni. Pensate ad Annalisa Scarrone, a Giulia Ottonello (che ha vinto la sua edizione, ma nessuno se l’è filata), ad Antonino Spadaccino (che ha vinto la sua edizione, ma nessuno se l’è filato) e, ultima ma non per importanza, la sottovalutatissima Silvia Olari. Ditemi voi se è possibile tollerare che un tale esempio di inutile e boriosa spocchia possa pensare di essere un vero talento per due parole messe in croce senza l’aiuto di un bravo logopedista.

Ecco, credo di aver finito. Credo.

Colpo di spugna.

In realtà, in dieci mesi circa ho scritto esattamente 27 articoli.

Mi sono chiesto che linea tenere su questo blog, se avesse davvero senso alternare articoli così eterogenei e così lontani dal mio pubblico di Twitter. E quindi ho preso la spugna, ho cestinato tutto, e trasformo questo blog nel contenitore di satira televisiva che ho sempre voluto.

Sperando che duri.